11.06 – Mondiali 2014. Brasile tra grandi opere e grandi conflitti

brasileore 16:30 – L’edizione 2014 dei Mondiali di calcio si aprirà il 12 giugno e, fino alla finale del 13 luglio, le attenzioni di tifosi e non saranno concentrate sul Brasile.

Il grande evento, come sempre in questi casi, prevede spese miliardarie per la costruzione di grandi opere e infrastrutture a carico del paese ospitante, il Brasile, che tra la Confederations Cup dello scorso anno, i Mondiali di Calcio e le Olimpiadi del 2016 sta attraversando una fase di enormi investimenti immobiliari e sui servizi collaterali ad uso e consumo di turisti, giornalisti e delegazioni sportive internazionali. Nel giugno 2013, in occasione dell'inizio della Confederations Cup a Sao Paulo, le lotte locali contro l'aumento dei prezzi del trasporto pubblico, contro le demolizioni e gli sgomberi nelle favelas e le lotte degli indios dell'amazzonia contro la costruzione delle centrali idroelettriche si sono ricomposte, scatenando un'onda anomala che per la prima volta ha provocato un crollo nei consensi alle formazioni politiche progressiste.

A fronte di sgomberi coatti, demolizioni nelle favelas, uccisioni e repressione da parte della polizia, che da oltre un anno occupa le favelas in prossimità dei nuovi stadi, proprio la moltitudine che ha sostenuto Lula e Dilma durante le campagna elettorale ha cominciato a praticare forme di resistenza attiva e conflitto contro le violenze della polizia e la governance sviluppista e neoliberista del governo Dilma.

A pochi giorni dall'inizio della coppa del mondo, i movimenti dei senza casa, gli indios e tutti coloro che pagano i costi di questi grandi eventi continuano a mobilitarsi e annunciano che non si fermeranno.

Il rischio di perdere gli investimenti dei capitali privati stranieri attratti in Brasile per l’occasione e la volontà del governo di mostrarsi forte e stabile agli occhi del mondo sta facendo sì che le notizie su quanto è in corso in Brasile vengano tacitate dall’informazione mainstream. Ma la situazione brasiliana è molto calda e persino la FIFA (altra investitrice nella regione) ha chiesto che lo Stato si faccia carico della gestione della sicurezza e che non accadano incidenti durante il torneo temendo il contraccolpo in termini economici e pubblicitari.

Quali saranno i costi umani e sociali di questo mondiale? Quali sono le ragioni profonde delle rivolte e quali sono stati gli elementi che hanno intensificato qualitativamente e quantitativamente le proteste?

Proveremo attraverso la visione di alcuni filmati e la discussione con i relatori a comprendere quali sono stati gli elementi che hanno dato vita alla mobilitazione brasiliana e quali strade essa ha preso negli ultimi mesi.

I potenti riflettori che illumineranno gli stadi e le nuovissime infrastrutture faranno di tutto per lasciare in ombra proteste e rivendicazioni, sta a noi ricordare che il calcio, quando diventa spettacolarizzazione e megaevento, nasconde profitti e ricchezze fondati sulla distruzione dei diritti di tutti.

 

Ne discuteremo con:
Giuseppe Cocco (Universitè Federale de Rio de Janeiro)
Edgar J. Serrano (Unipd)
Sebastian Saborio (Uniurb)

 

Mercoledì 11 giugno
ore 16:30, aula A @SPGI
(
via del Santo, 28)

 

materiali:
Non c'è stato Mondiale! Ci sarà solo un evento
La moltitudine è andata nel deserto. Note sulle manifestazioni in Brasile nel 2013 e sul libro di Bruno Cava
Vogliamo tutto! Le giornate di giugno in Brasile: la costituzione selvaggia della moltitudine del lavoro metropolitano
Barricate e samba a Rio
 

DiSC – Dipartimento Saperi Critici