Chi siamo

Quello che ci siamo presi è solo una piccola parte di quello che ci spetta.

Siamo figli delle battaglie per l’università del comune, siamo figli delle lotte contro il tre più due e contro la riforma Moratti, abbiamo animato lo straordinario movimento contro la riforma Gelmini.
Siamo gli studenti e i precari della ricerca che da tanti anni lottano contro lo smantellamento dell’università pubblica e che, a partire dalla messa in gioco di se stessi, tentano ostinatamente di costruire giorno dopo giorno un’università diversa.

Ma non siamo solo questo.
Siamo anche studenti appena laureati, catapultati nella giungla della precarietà dopo aver preso una laurea che abbiamo capito ben presto non servire a nulla; siamo studenti che hanno abbandonato gli studi perché ad andare avanti non ce la si fa proprio e che vogliono continuare a studiare; siamo matricole che cercano nell’esperienza universitaria una palestra per inventare e praticare modi di vita differenti; siamo dottorandi, borsisti e assegnisti, in balìa del ricatto strutturale di un’istituzione rimasta ancora nel medioevo, con feudi e baroni potenti.
Il Di.S.C. siamo noi, il Di.S.C. è la crepa che si apre e si espande tra le macerie dell’università pubblica e statale e vorremmo partire dalla nostra esperienza per creare un nuovo spazio in cui costruire un’altra università possibile.

A partire dalla convinzione che una insoddisfazione generalizzata permei l’intera soggettività che attraversa le mura universitarie, abbiamo deciso di assumerci la responsabilità di aprire uno spazio, fisico e politico, per proporre e contemporaneamente produrre un’alternativa possibile sia all’università statale dei baroni e dei feudi sia all’università dell’autoritarismo e della produttività della Gelmini e del governo Monti.
Da sempre abbiamo fatto del dibattito sul sapere il nostro campo di battaglia privilegiato, e l’autoformazione è stata lo strumento con cui abbiamo scardinato le forme strutturali su cui si voleva costituire il sapere dentro l’università riformata.
In questo senso, il Di.S.C. vuole essere lo spazio in cui si mette a critica il senso che la riforma Gelmini ha voluto dare alla conoscenza. Nella dipartimentalizzazione il sapere diviene ancora più parziale, ancora più rinchiuso in categorie, ancora più parcellizzato e tecnico, di quel tecnico che vuole apparire come neutro, ma che in realtà è diretto strumento del mercato, o, con le parole del ministro Fornero, della produttività. Per noi il sapere è lo strumento con cui possiamo prendere posizione rispetto alle questioni che attraversano la nostra vita, e nasce sempre dalla cooperazione sociale e dall’intreccio continuo tra le varie scienze di cui esso stesso si nutre, e non può mai essere rinchiuso dentro categorie stagne come sono le discipline, o, come dir si voglia, come sono i dipartimenti.
Il Di.S.C. è lo spazio in cui queste discipline si mescolano e si superano e in cui si mettono in comune le nostre intelligenze per costruire un mondo diverso.

Ma non è solo questo.
Il Di.S.C. è anche la voglia di partecipare e di essere protagonisti delle decisioni che riguardano la nostra università e la nostra vita.
Basta addentrarsi appena nei meccanismi con cui nei nostri atenei la dipartimentalizzazione sta prendendo forma per comprendere quello che in realtà la riforma Gelmini, e il processo di cui fa parte, stanno già producendo.
I vari feudi che governano gli atenei italiani sono entrati in competizione per accaparrarsi le briciole dei finanziamenti destinati all’università pubblica. Sotto la copertura di una sempre più effimera e falsa idea di merito, quella che era stata proclamata la lotta contro i baroni diventa una centralizzazione ulteriore e violenta dei sistemi decisionali e di potere dentro i nostri atenei. I vari professori decidono in quale dipartimento strutturarsi esclusivamente sulla base dei rapporti di potere tra questi e in base alle offerte più vantaggiose che ognuno riesce ad attivare.

Il Di.S.C. nasce dentro i processi di dipartimentalizzazione e vuole smascherare le dinamiche che si celano dietro la ridistribuzione dei poteri dentro i nostri atenei.
Il nuovo assetto decisionale del nostro paese poi palesa immediatamente l’enorme emergenza democratica che stiamo attraversando. Ci pare evidente come i sistemi di governance si stiano trasformando in modelli che non considerano minimamente la partecipazione e la democrazia come componenti fondamentali dello stato di diritto: la fine della concertazione, lo svuotamento del ruolo delle istituzioni rappresentative, l’imposizione autoritaria delle modificazioni legislative del governo Monti, ci parlano di un nuovo modo di gestione dei conflitti. Non più la mediazione e il confronto, ma il ricatto e il comando sono i nuovi paradigmi su cui si concentra e si struttura il modello decisionale del nostro paese e dell’Europa tutta, e attraverso cui il mercato e la finanza impongono i propri diktat. In questo senso, anche dentro i nostri atenei stiamo vivendo una forte emergenza democratica in cui la rappresentanza perde quel valore simbolico che aveva assunto nei decenni precedenti, e in cui l’esigenza di inventare e produrre nuove forme di partecipazione, che dal basso sappiano imporre i propri discorsi e le proprie istanze, diviene sempre più stringente.

Il Di.S.C è uno spazio di contaminazione e di dibattito per tutte le componenti escluse dal riassestamento dell’università riformata, a partire dal quale vogliamo dare la possibilità alla parte viva del nostro ateneo di essere nuovamente protagonista delle scelte che riguardano noi tutti, e questo aldilà della vuota rappresentanza, con la messa in gioco dei nostri corpi, delle nostre emozioni e delle nostre intelligenze.

Infine, con la riforma Gelmini e l’istituzione del debito studentesco possiamo definire tramontata l’era dell’università pubblica e statale. Ci troviamo di fronte ad una svolta radicale, anche se in forma di tendenza, per quanto riguarda l’accesso e il diritto allo studio: l’entrata di soggetti privati nel Cda, il drastico taglio dei finanziamenti pubblici sia nel diritto allo studio sia nel finanziamento ordinario, l’annunciato e progressivo aumento delle tasse per le iscrizioni, la delusione per i sogni di ascesa sociale che ognuno porta con sé al momento dell’iscrizione all’università, uniti alla profonda crisi sociale ed economica che ormai produce i suoi effetti più violenti, ci costringono a inventare nuove forme di welfare che siano in grado di cogliere le gravi trasformazioni che stiamo vivendo.

Il Di.S.C. vuole essere un’agenzia di conflitto, in tutte le vertenze territoriali e nazionali che si apriranno sul terreno della formazione, della conoscenza e del reddito incondizionato come nuova forma di welfare universale.

Il Di.S.C. è sapere critico , partecipazione e riappropriazione di reddito.

Il Di.S.C. è conflitto e costruzione di un’alternativa.

Il Di.S.C. è istituzione del comune dentro e contro l’università riformata.

See you soon.