Eyes Wide Open

Sguardi. Cromature critiche. Nuove e differenti narrazioni.

Da tempo all’interno del Dipartimento dei Saperi Critici è parsa chiara l’esigenza di aprire all’interno dell’università (riformata, ridipartimentalizzata, prosciugata), percorsi di indagine del reale che fossero in grado di sganciarsi dalle narrazioni dominanti e proporre un altro e divergente sguardo.

In primo luogo, viviamo ogni giorno il sapere e il mondo della conoscenza relegato alle aule universitarie, attraverso le parole del professore di turno o del manuale di turno. Un sapere sempre più tecnico e “neutrale”, atto unicamente alla ricerca del lavoro futuro. Un percorso universitario fatto di tappe obbligate, dei fuochi incrociati della valutazione, in cui il merito agisce come dispositivo di esclusione e classificazione, ma non lascia alcun margine per una università che sia laboratorio vitale di socialità e circolazione della conoscenza, ruolo perduto da tempo.

E noi, con un piede all’interno dell’università e un piede fuori –nei meandri della città, noi stessi lavoratori precari, stagisti, sfruttati- abbiamo sentito la necessità di sottrarci a questa forma di produzione/consumo del sapere. Abbiamo voluto sottrarci alla verticalità del rapporto professori/studenti, in cui la trasmissione del sapere avviene in modo unidirezionale e con la pretesa di imparzialità.

Uscire dalla verticalità significa interrogarsi sulla possibilità di esperienze di cooperazione nella circolazione del sapere, di un esperienza dal basso che possa risignificare un certo ordine del discorso, per noi inaccettabile. Ad un sapere svuotato da qualunque portato critico, ad un sapere banalizzato, abbiamo preferito un sapere parziale, situato.

Dentro e fuori l’università si agitano quotidianamente fatti che ci interrogano, che ci mettono in crisi, che ci costringono a una riflessione e soprattutto, a prendere posizione. Le narrazioni veicolate dai media ci lasciano spesso perpless*: parzialità, banalizzazioni, illazioni, falsità. Logiche perverse ispirano non di rado la costruzione della notizia, con tributi frequenti al “senso comune”, facili rimandi alle passioni del basso ventre, letture semplicistiche della realtà che scadono nell’individuazione di un “nemico pubblico” piuttosto che nel capro espiatorio. Dai fatti dell’Ucraina, alla resistenza curda, all’assedio di Kobane, alle trame dell’Expo, alla strage di Charlie Hebdo, sono stati innumerevoli i momenti che quest anno ci hanno spinto a interrogarci. L’esigenza di portare alla luce i non detti, piuttosto che i proclami sventolati dai media internazionali, ci ha condotto nella costruzione di momenti di discussione collettiva in cui fosse possibile una nuova e più complessa lettura degli eventi.

Decostruire, scomporre, disordinare, scompaginare, aggredire il reale e la narrazione che su di esso viene fatta, per ricomporne di nuove e articolate. Questa volontà ispira la creazione di momenti di confronto che, nelle settimane e nei mesi a venire, sarà possibile costruire sui temi e interrogativi che ogni giorno incrociamo. Momenti che, all’interno nell’università, aprono spiragli di autonomia e indipendenza del sapere, in cui ripensare dal basso la possibilità di un nuovo senso dell’esperienza formativa.

Momenti in cui porci come soggetti attivi nella creazione e circolazione del sapere. Un modo di dare forma all’autoformazione, pratica di resistenza e attacco, spazio liberato all’interno dell’università riformata in cui sperimentare, attraverso la cooperazione, una produzione di saperi fondata sul comune. 

 

Se vuoi proporre materiali o argomenti di discussione, passa a trovarci ogni martedì alle 16.00 (Dipartimento SPGI, via del Santo 26), oppure scrivi a info@discpadova.it

 

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