Nuovo anno, vecchie provocazioni

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Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre a Padova si respira sempre una bella aria: iniziano i corsi, la città torna a riempirsi di fuorisede, nuove matricole arrivano in città piene di speranze e inquietudini per il futuro. Anche l’anno politico si appresta a incominciare e noi studenti del Dipartimento dei Saperi Critici non stavamo nella pelle di ripresentarci in facoltà per continuare e migliorare il grande lavoro che da anni stiamo portando avanti in università: cicli di autoformazione, creazione di momenti di socialità altra, iniziative volte alla costruzione di un’istituzione autonoma all’interno di un’università austera e sottomessa alla governance neoliberale.

Sono molte le persone che in questi anni si sono accorte del nostro lavoro costante e produttivo in università. Se ne sono accorti centinaia di studenti che hanno condiviso con noi esperienze bellissime come solo la messa in comune di affetti, saperi e lotte possono essere; se se sono accorti molti docenti, quelli da sempre avversi, quelli da sempre amici e quelli a cui abbiamo messo dei dubbi; se n’è accorta la città quando abbiamo proposto manifestazioni culturali e sociali senza pari tra le mura patavine.

Ovviamente se n’è accorta anche la questura, da sempre attaccata ad esperienze potenti come questa come i licheni sugli abeti… Infatti con l’inizio delle lezioni nell’ex facoltà di scienze politiche (ora le sue mura sono diventate la sede del dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali semplificate nel semplicissimo SPGI…) e con il ritorno delle attività del Di.S.C. nel suo habitat naturale, gli sguardi ammalianti della questura si sono accesi maggiormente, tanto che ieri, giorno della prima assemblea del nostro collettivo, un compagno uscito dal dipartimento SPGI sia stato seguito dalla Digos fino ad essere fermato e sottoposto a interrogatorio pari ad una situazione di arresto.

L’atteggiamento della questura è chiaro, intimidire i compagni all’inizio dell’attività politica per tentare, arrogantemente, di bloccare sul nascere ogni tentativo di iniziativa politica all’interno dell’università gelminiana.

È ovviamente inutile ribadire che questi comportamenti oltre che schifarci sono assolutamente inutili, ma anzi sottolineano ancora di più la necessità della presenza un soggetto universitario critico, libero e ribelle; non ci lasceremo intimidire da becere provocazioni e continueremo ogni giorno di più ad aprire fratture all’interno di questo granitico sistema con o senza il permesso di nessuno.

 

Di.S.C. – Padova