Padova città sicura

padovacittasicuraDa mesi ormai, a Padova sta crescendo sempre di più l'allarme sociale: sindaco, prefetto e forze dell'ordine lanciano dichiarazioni dai toni apocalittici secondo cui la criminalità starebbe aumentando a dismisura. Il nuovo prefetto, che si affretta convocare il Comitato per l'ordine e la sicurezza, dichiara che Padova è “assediata da bande di criminali” e l'aumento dell'incidenza dei crimini (o dei controlli?) è dovuto alla presenza di immigrati di presunte bande criminali dagli scopi misteriosi, e non dall'aumento della povertà e dell'insicurezza sociale dovuti alla crisi, per esempio. Da mesi stiamo assistendo ad un'escalation di retoriche securitarie, controlli ossessivi e ordinanze folli, nonostante già l'ex sindaco Zanonato abbia avuto il triste merito di essere riuscito a desertificare completamente il centro cittadino, imponendo la chiusura di ogni spazio pubblico e di socialità. Dalle 21 in poi, anche nel fine settimana e nel mercoledì universitario, le piazze del centro sono vuote.

Tuttavia, il sindaco Ivo Rossi, pochi mesi dopo il suo insediamento, non ha esitato a sparare una raffica di ordinanze assurde per il tanto agognato decoro, come ad esempio il divieto di sedersi per terra, di stendersi sulle panchine, di stendere I panni o di bere in luoghi pubblici, e la più famosa e contestata, abrogata poco dopo: quella del divieto di legare le biciclette fuori dalle rastrelliere. Alla faccia di favorire la mobilità ecologica e ridurre l'inquinamento (ricordiamo che Padova è una delle città più inquinate d'Italia)!  

Il clima di paura e insicurezza che il vice sindaco reggente , il prefetto e il questore hanno voluto instaurare, non ha altra motivazione evidente se non quella della campagna elettorale, che a quanto pare si basa su questo tipo di discorso per risquotere consensi: specula sulla paura e le difficoltà delle persone per raccattare manciate di voti. Ed ecco che spuntano le soluzioni al presunto aumento dei crimini “predatori”: due volanti in più e 30 nuove telecamere. Basta uscire la sera per rendersi conto di quanto questa operazione sia solo di facciata e abbia uno scopo ben preciso (altro che la sicurezza): volanti che effettuano controlli in una piazza deserta, unità cinofila con fotografi al seguito che si fanno immortalare mentre passano per la seconda volta per la stessa via, senza alcun motivo apparente. Ma l'importante è che I cittadini, “soprattutto quelli anziani” , nelle parole del sindaco, si sentano sicuri, e “l'unico modo in  cui I cittadini vengono rassicurati è una presenza più incisiva delle forze dell'ordine”, mentre perfino il questore ha ammesso che la desertificazione del centro fa aumentare la criminalità. Noi pensiamo che la sicurezza sia altro, la sicurezza sociale per esempio. Una casa, un reddito, la socialità contro la solitudine. Invece Ivo Rossi non ha mai messo in questione il fatto che gli effetti della crisi economica si stanno facendo sentire, che la gente non riesce ad arrivare a fine mese, non riesce a pagare l'affitto, perde il lavoro, che migliaia di giovani dopo l'università non hanno un futuro, e sono costretti a tornare a vivere con I genitori, a lavorare sfruttati in settori che nulla hanno a che fare con ciò che hanno studiato, senza alcun tipo di tutela. Ma Rossi ci ha tenuto molto a specificare anche nel suo programma elettorale, nella sezione “Padova città sicura”, quale sia la sua idea di sicurezza: “é una tipica questione di redistribuzione, non del reddito, ma della quelità della vita che va garantita in ogni quartiere”, quindi con più controlli e sorveglianza. Tutto questo lo abbiamo già denunciato ripetutamente nelle ultime settimane grazie alla campagna #padovatrema, lanciata dal Laboratorio Bios, campagna di segnalazione dell' abuso di controllo ma non solo questo, che vuole proporre la nostra visione di città, in contrapposizione a quella malata e imposta dall'alto e dai media.

Ciononostante, nei giorni scorsi Ivo Rossi,  ha superato ogni limite: ha dichiarato che Padova e il Veneto hanno bisogno di un nuovo Cie. Nonostante le drammatiche proteste degli ultimi mesi, in cui I migranti sono arrivati a cucirsi la bocca per denuciare le violenze e I trattamenti inumani subiti nei Centri di Indentificazione ed Espulsione, nonostante il comune di torino li abbia definiti “luoghi inutili, disumani e degradanti, luoghi da chiudere”, senza mai mettere a tema la complessità, la drammaticità della situazione, il vice sindaco reggente, si è sentito di fare una dichiarazione di questo tipo, degna dell'estrema destra.

Riteniamo inaccettabile un'uscita del genere, da un sindaco Pd come da qualsiasi persona, per questo ieri, assieme ai precari del Laboratorio Bios, anche noi come studenti del Dipartimento Saperi Critici, siamo andati a contestarlo davanti alle sue stanze. Abbiamo messo in scena quello che vivono tutti I giorni I migranti rinchiusi nei cie: stipati in gabbie, protetti da recinzioni e filo spinato, senza alcun tipo di diritto. Poi abbiamo tagliato simbolicamente le reti, abbiamo abbattuto le recinzioni lasciando al comune solo le macerie, perchè sono quelle che rimarranno a Ivo rossi: noi abbatteremo tutti I muri che sta cercando di erigere, ci riprenderemo gli spazi di vivibilità che ci sono stati tolti, Padova tornerà a essere una città aperta, solidale, antirazzista, libera da paura, indifferenza e rassegnazione.

Siamo studenti ma ormai possiamo definirci direttamente precari, perchè la condizione di studente è quella in cui vivono tutti, segnata dalla precarietà esistenziale, dalla mancanza di certezze, dal continuo bisogno di casa e di reddito. E come studenti ci vogliamo riprendere il diritto alla città, come diritto di vivere bene, di avere spazi di libertà, di non dover essere costretti a lavorare a qualsiasi condizione, a studiare all'università per un titolo che non ha più alcun valore, e poi la sera dover stare a casa, in silenzio, perchè gli amici del salotto buono del sindaco devono riposare.

Chiediamo reddito, welfare, spazi di vivibilià, non una città militarizzata e desertificata e privata di luoghi e momenti di socialità in cui vige la solitudine e la repressione.

Il sindaco deve sapere che noi non lo lasciamo solo a operare nel suo clima di terrore, perchè noi, pezzo dopo pezzo, ci riprenderemo questi spazi, e Padova tornerà a vivere.
 

DiSC – Dipartimento Saperi Critici