Riprendiamoci le strade: Assemblea Pubblica verso il 15N

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“Sarebbe davvero intollerabile e fortemente demotivante per il sistema universitario, l’unica amministrazione dello Stato che in questi anni si è sottoposta a capillari valutazioni per migliorare il rendimento dell’istituzione accademica, dover concludere che i risultati raggiunti non vengono premiati per assenza di fondi, e che ancora una volta si tratta il comparto dell’università come un settore di spesa e non di investimento.” G. Zaccaria, Rettore UniPd

L’estratto proposto è preso da un articolo scritto dal Magnifico Rettore dell’Ateneo di Padova in riferimento ai nuovi tagli che stanno per colpire il mondo della formazione uniersitaria. Non solo una riduzione del 4.7% del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), ma anche un ampliamento del famigerato blocco del turn-over che impedirà l’assunzione di nuove figure professionali all’interno dell’Università non più fino al 2016 ma, grazie alla nuova legge di stabilità, fino al 2018, con evidenti ripercussioni sulla già precaria situazione delle università italiane.

La problematica sollevata dal Magnifico, da sempre fiero sostenitore del sistema della valutazione e dell’applicazione del merito, è da anni al centro delle discussioni e delle lotte delle varie realtà universitarie che da anni hanno decostruito e svelato la pericolosa e malata retorica meritocratica. Da subito infatti il merito è stato riconosciuto per quello che è: un dispositivo di controllo e di inclusione differenziale che si propone di suddividere studenti, ricercatori e interi corsi di laurea in meritevoli e non meritevoli declinando poi l’eventuale investimento solo sui primi. Ma qui il gioco salta. Infatti la definizione dei criteri di valutazione che determinano questa divisione è per sua stessa natura tutt’altro che oggettiva e universale e non si basa su ben definita “qualità”, tutta da problematizzare sia chiaro, ma sull’ammontare effettivo di eventuali finanziamenti: quindi ad una riduzione delle risorse messe a disposizione corrisponderà una riduzione del numero di meritevoli -con tanti saluti all’oggettività-, siano progetti di ricerca o singole soggettività.

Il problema quindi non è imputabile ad un malfunzionamento del sistema, altrimenti perfetto, dovuto ad un “momento molto difficile per il nostro paese”, ma è da considerare profondamente radicato, se non costituente, del sistema stesso.

Per questo crediamo che il sistema della valutazione non vada riformato o modificato, ma rigettato e demolito pezzo per pezzo, così come riteniamo fondamentale che vada combattuta la retorica meritocratica che lo sostiene. E questo deve essere solo una delle varie linee di frattura su cui intervenire, dentro e fuori l’Università. Ad essere colpite sono le nostre vite nella loro totalità. Non è più possibile tenere separato ciò che succede negli atenei da quello che succede nel contesto cittadino e metropolitano: emergenza abitativa, inadeguatezza dei servizi, dismissione totale di ogni forma di welfare, lavori sottopagati e al limite dello sfruttamento, una mobilità pubblica vergognosa, per non parlare dei continui scandali che coinvolgono in successione la maggior parte delle amministrazioni pubbliche locali.

Non ci stiamo posizionando a difesa della torre d’avorio di cui finalmente non si trovano più le macerie, ma anzi, siamo qui per dar vita a una battaglia per il diritto a determinare in autonomia il nostro percorso di formazione, che sarà solo il primo passo verso una mobilitazione che tenda a cambiare radicalmente lo status quo, dentro e fuori le nostre facoltà.

Ed è in questo contesto, in questo quadro logico, che vogliamo muovere la nostra battaglia, che non può che passare per la rivendicazione di un sapere critico, di tempi di vita, di spazi e, soprattutto, di reddito.

Perchè è giunto il momento che tutte queste istanze trovino convergenza, rifiutando logiche sindacali al ribasso che vedono e spacciano qualche borsa di studio in più o qualche posto letto in studentati “per formiche”, la panacea di tutti i mali delle nostre università.

La società della crisi è in costante cambiamento. Questo è il momento per imprimere nuovo slancio alle lotte, dandoci nuovi obiettivi che non mirino a difendere quel poco che resta, ma che invece abbiano il coraggio di rivendicare bisogni, sogni e desideri!

Per abbattere retoriche e dispositivi meritocratici, per uscire dall’ incertezza e dalla ricattabilità del presente, per ridare senso e speranza alle nostre vite..

Per riprenderci il futuro che ci appartiene!

“Vorrei che i miei libri fossero delle specie di bisturi, di bottiglie Molotov o di gallerie delle miniere, e che si incenerissero dopo l’uso come i fuochi d’artificio.” (M. Foucault)

In vista della mobilitazione europea e nazionale del #15N:

Martedì 12 novembre
ASSEMBLEA PUBBLICA
ore 15:30, aula B @ex-SciPol

Venerdì 15 Novembre
MANIFESTAZIONE
Soncentramento ore 9:00 Stazione FF.SS.

DiSC – Dipartimento Saperi Critici