“We will not be a party to this crime” – Note sugli ultimi arresti dei docenti in Turchia

docentiErdoganAd oggi sono 18 i docenti turchi arrestati con l’accusa di “propaganda al terrorismo” e bollati da Erdogan come “traditori” e “vili”.

Con queste parole e con i conseguenti arresti l’ex primo ministro turco condanna l’appello scritto e diffuso dagli accademici e ricercatori per denunciare pubblicamente la politica di stato di guerra, massacro e violenta repressione contro la popolazione curda ed il partito dei lavoratori del Kurdistan, il PKK. Appello che fin dalle prime ore ha avuto una massiccia diffusione e sostegno in tutti i luoghi del sapere turchi, ma anche internazionali, con firmatari intellettuali del calibro di Noam ChompksyDavid Harvey,Judith ButlerImmanuel Wallerstein e Étienne Balibar.

 

Quello che ci preme denunciare con forza è la gravità di questa azione, di repressione e neutralizzazione di chi decide di prendere posizione in maniera forte, critica e dissidente. Pronunciare il nome dei colpevoli, nominare con forza chi produce indisturbato violenza, devastazione, guerra, in nome di interessi che nulla hanno a che fare con rappresentazioni edulcorate della realtà, diventa esso stesso un crimine. Dire che il re è nudo, diventa un crimine.

Con decisione puntiamo il dito anche sul silenzio connivente dell’Europa, che senza troppe remore asfalta  corpi e libertà di migliaia di persone, pur di perseguire politiche di guerra e totale chiusura verso profughi e migranti. Dove Turchia e Libia rappresentano solo gli esempi più lampanti di controllo, marginalizzazione e gestione sconsiderata del potere, processi drammatici che non risparmiano l’Europa stessa, come, non da ultimo, dimostrano i fatti di Colonia ed i meccanismi da lì innescati.

 

Diamo tutta la nostra solidarietà, il nostro sostegno e la nostra rabbia ai docenti arrestati, ed ai luoghi del sapere che hanno ripreso finalmente in mano il loro ruolo più importante e più necessario: quello di critica e denuncia, di ferma opposizione verso una situazione drammatica, e verso chi reprime duramente anche dissidenze di opinione e di pensiero.

Crediamo e con determinazione invitiamo tutte le accademie ed i luoghi del sapere a prendere chiara e pubblica posizione, firmando, diffondendo e sostenendo l’appello turco, contro gli arresti in corso e contro questa situazione di guerra dove in maniera sempre più inarrestabile rischiamo di essere fagocitati tutt*.

 

Che il sapere prenda posizione: e che la sua voce sia dissidente!

 

 

Il testo dell’appello:
http://bianet.org/english/human-rights/170978-academics-we-will-not-be-a-party-to-this-crime